DOLORE, MEMORIA, DEMENZA

DOLORE, MEMORIA, DEMENZA

E’ esperienza comune chi soffra attacchi dolorosi come il dolore stesso cancelli sia l’attenzione che la possibilità di accedere alle informazioni già acquisite. Si è visto che, se l’attacco di emicrania si intromette durante un processo di aprendimento, le nozioni acquisite vengono immagazzinate senza ordine né criterio logico. Ne consegue che l’incidenza della cefalea sulla memoria diventa estremamente rilevante e devastante via via che la patologia diventa più severa.

Si tenga inoltre conto che le forme di amnesia globale transitoria sono statisticamente più frequenti negli emicranici. C’è inoltre da rilevare che la cefalea inizia con una critica disomeostasi tra sistema di inibizione e sistema di conduzione del dolore la quale coinvolge alla fine non solo una anomala funzionalità i due sistemi detti, ma si riverbera anche sul rilascio di sostanze che possono indurre variazioni sul circolo cerebrale. Quest’ultima cosa potrebbe aver rilievo in molti processi inclusa la memoria e l’attenzione.
E’ esperienza comune ad ogni esperto in neurologia assistere ad un crescente allarme rispetto alle condizioni della propria memoria. Dato giustificato , da una parte dalla crescente richiesta dell’utilizzazione della memoria ( studio, lavori di concetto) dall’ altra parte giustificata dal crescente numero di diagnosi di demenza che di anno in anno si verificano. Peraltro ci si aspetta una crescita veramente importante di tale patologia, quindi non è possibile irridere ai timori dei nostri pazienti.

Va peraltro detto che, a fronte di evidenti difficoltà in età infanto-giovanile ed adulta, in genere il problema nei cefalalgici vede una battuta d’arresto con l’intervenire dell’età matura e senile allorquando si evidenzia solo un generico rallentamento nel recupero delle informazioni. In buona sintesi, come abbiamo sottolineato nel 2006 gli emicranici invecchiano benino , generalmente evitando la demenza. Il fatto resta però che , allorquando hanno severamente sofferto non hanno vissuto altrettanto benino nemmeno sotto il profilo delle perfomance mnesiche. E’ quindi un vero compito quello di sopperire adeguatamente a problemi di memoria ed attenzione che posson compromettere la vita produttiva : di studio e di lavoro anche se non esitano nel quadro di disfacimento demenziale. Esistono terapie che posson facilitare il recupero dell’attenzione e della memoria. Tali terapie debbon essere personalizzate in base all’: 1) età, 2) patologie concomitanti, 3) valutazioni psicometriche di sostanza, 4) altri farmaci concomitanti. Esistono peraltro comportamenti che, senza esser in alcun modo farmaci, posson aiutare la memoria così nel cefalalgico come in ogni altra condizione. Si rimanda per questo all’articolo scritto per la stampa nazionale e qui riportato come “Articolo Memoria”. E’ ovvio che vi son condizioni patologiche tanto severe per cui i semplici comportamenti suggeriti son difficili da mettere in atto. Questi casi ci rendon conto di quanto la cefalea sia una vera patologia e non un disturbo, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Di seguito indichiamo, per sommi capi, quale sia la struttura della memoria e , di seguito quale siano i capisaldi per una diagnosi di demenza onde rassicurare i molti che di questo si preoccupano. Nel caso vi sia ad ogni modo qualcuno che teme di ricadere in questo quadro certo non lieto resta da dire che vi son presidi medici che rallentano l’evoluzione della patologia, se assunti nelle prime fasi
STRUTTURA DELLA MEMORIA
DEFINIZIONE: In genere si intende col termine memoria la capacità di recuperare i dati, gli avvenimenti del passato. Questa definizione, però, è incompleta perché la memoria è l”anima” dell essere vivente visto che gli consente di : creare schemi interpretativi fondamentali per aggiornare la conoscenza del mondo. In altre parole, i comportamenti presenti vengono continuamente influenzati dalle esperienze passate. Così si affinano le abilità
COMPOMENTI DELLA MEMORIA

Memoria a Breve Termine: Ricordo fedele delle informazioni appena ricevute – Durata decina di secondi se non vien ripassata– Limite 5-9 elementi (in media 7)- Memoria Operativa, Temporanea / Interferenze: Suoni simili si posson confondere

Memoria a Lungo Termine: Conserva l’informazione per lungo tempo o per sempre- Capacità praticamente illimitata
Interferenze: Significati simili si posson confondere

Memoria Semantica: Riguarda la memoria della conoscenza delle cose generali del mondo che ci circonda: chi sia il presidente della Repoubblica, il valore del denaro etc
SOTTOSISTEMI DELLA MEMORIA
Memoria Episodica

1. Memoria autobiografica : per avvenimenti già sperimentati dal soggetto
2. Memoria prospettica: per programmi che dovranno intervenire a distanza di tempo

Nei pazienti con amnesie c’è spesso una dissociazione tra la funzione di a) e quella di b)
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NOTE DI DIAGNOSI SULLA DEMENZA ALZHEIMER

In generale i segni si susseguono in quest’ ordine: prima vien colpita la memoria poi le funzioni cognitive, quindi vi sono le alterazioni del comportamento per cui si dice che la persona non è “più la stessa” in modo assoluto.
Cerchiamo ora di descrivere alcuni dei segni menzionati facendo riferimento all’area del cervello interessata
A) L’Ippocampo ed Il Lobo Temporale: Nell’ippocampo si elaborano i dati pertinenti la memoria verbale (cioè le parole che correntemente si usano) e la memoria visiva (cioè le immagini delle cose e delle persone) mentre il lobo temporale è importante per la memoria a breve termine. Il malato di Alzheimer esprime la lesione di queste strutture con la perdita della memoria a breve termine, la perdita di parole di uso quotidiano sostituite da parole erronee o casuali, l’inacapacità a riconoscere persone note o addirittura familiari. Ovviamente questi ultimi sono in genere eventi finali
B)Sistema Limbico: è fondamentale per il controllo delle emozioni, e per il trasferimenti dei dati della memoria. Viene precocemente colpito nel paziente demente e la lesione si manifesta con alterazioni emotive e della memoria. Il paziente non si ricorda più cose anche molto semplici , crede talvolta che altri gli nascondano le cose che non ritrova. E’ depresso e spesso irritabile ed ansioso
C)Lobo Frontale: Qui risiede l’azione: L’inizio ed il controllo dei movimenti, la capacità di giudicare. Nella demenza la sua lesione porta a apatia, mancanza di interesse in qualsiasi cosa, ripetizione delle azioni.
Va notato che la diagnosi differenziale tra demenza Alzheimer e Demenza vascolare non è facilissima e tra l’altro i due quadri non raramente si sovrappongono

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo articolo hanno solo scopo informativo ed in niente possono sostituire l’intervento dello specialista preposto alla diagnosi da ottenersi a seguito di completa ed esauriente visita.
La legge italiana così dispone.

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INTERVISTA

REPUBBLICA- INSERTO SALUTE; 14 GIUGNO 2007

MEMORIA E MOVIMENTO – BASI NEUROLOGICHE

Il giro dentato fa parte del “lobo limbico”, nome che volle indicare “il mistero” di questo sistema che governa tutte le emozioni dall’apatia alla la rabbia alla paura e l’impulso verso certe attività e le modificazioni anatomico-viscerali connesse alle emozioni e alle scelte conseguenti. In altre parole in questo grosso insieme di cellule nervose che è situato profondamente e nel mezzo del nostro cervello e si può collocare in una linea ideale che congiunga un punto poco sopra le sopracciglia con la nuca, proprio lì nel mezzo ci son tanti circuiti che ci fanno vivere bene o poco bene . Qui c’è “il senso della nostra vita”, “ il colore della nostra vita” . La parte più centrale che è un specie di cerchio è il giro dentato. Nel “ colore della vita” la memoria è fondamentale poiché dobbiamo tutti almeno imparare ad evitare il pericolo a cercare di sopravvivere, almeno. Il giro dentato è una zona molto rilevante per la memoria e per la capacitò di impararare.

Vediamo che sia nell’ uomo che nell’animale è stato ampiamente provato che l’esercizio fisico, se aerobico e volontario aumenta, nei giovani, la produzione, proprio nel giro dentato, di nuovi neuroni e la formazione di nuovi vasi sanguigni , oppure il loro mantenimento nel tempo negli adulti. Alcuni però potrebbero chiedere: D’accordo, ma perché sostenere che questi fenomeni “accendano” solo la memoria? Potrebbero per esempio diminuire l’ansia elevata che orma, si sa, deprime la memoria?

Una bella domanda, visto che, specie in anni passati , in neurochirurgia si interveniva drasticamente sul giro dentato proprio per controllare forme psichiatriche ribelli, altrettanto vero che di recente si asserisce come, si debba associare un il movimento a qualsiasi terapia psicologica se si desidera migliorare l’umore.

C’è però da dire, a favore della correlazione movimento volontario-memoria-giro dentato che: i topini “bambini” nati dalle topoline che si son mosse tanto in gravidanza sono molto più lesti nell’apprendimento. Qui problemi d’ambiente non sembrano possibili: tutti i topolini stavano sereni nella pancia delle mamme: par condicio

Un’ altra domanda potrebbe essere: La correlazione positiva tra movimento volontario aerobico e comprensione/memoria vale per tutte le età della vità? Eh no esiste un stop. Il “segnale di stop” appare quando non c’è più “materiale su cui lavorare: i neuroni e le sostanze che fanno “parlare i neuroni tra loro”. Certo, ci son soggetti protetti e non solo perché si “son dati una mossa “ per tutta la vita ma perché hanno sofferto di severa cefalea, come abbiamo detto e poi pubblicato recentemente. Ed è solo un piccolo esempio per dire che l’assetto genetico specie in tarda età è “padrone”. Dopo aver detto che non tutto il male vien per nuocere e che c’è un Dio per tutti , vediamo di dare un consiglio a chi, peraltro , per sua fortuna non ha cosi “dolorose protezioni”

1)Si è visto quale volte si è ripetuto l’aggettivo volontario: movimento volontario. Si, l’animale sceglie quello che gli aggrada cosi deve fare l’essere umano. L’esercizio deve essere aerobico, non esagerato, quasi quotidiano, deve essere un piacere, non un obbligo o una frenesia. Ricordiamoci che siamo nel lobo limbico : quello delle emozioni , del

“ colore della vita”: coloriamola di un bel colore , non d’affanno e stress altrimenti l’effetto si rovescia.

2) Per avere un beneficio transitorio , specie se si giovani basta preordinare un training di pochi mesi, al contrario per “portarsi dietro il beneficio” per tutta la vita l’esercizio deve esser per l’intera vita nel rispetto di sé, delle proprie inclinazioni

3) Si tratta di prevenire. Non si recupera . Di fatti non vi è nessuna prova concreta che il movimento ripristini nulla in chi ha “perso la memoria” davvero. Attenzione. Qui la diagnosi va fatta strumentalmente perché l’autogiudizio sulla memoria è quasi sempre erroneo

M . Sicuteri Nicolodi