Come si fa una Visita Specialistica

Visite Diagramma

Fase 1:

Raccolta documentazione

-          Esami ematochimici di routine

-          Eventuali immaginografie

-          Documentale o resoconto di terapie e terapie in atto

A cosa serve:

1. a escludere altre patologie

2. a comprendere eventuali problematiche che possono interferire con la patologia in atto

3. a evidenziare possibili alterazioni nella metabolizzazione di farmaci o principi naturali attivi. Particolare rilievo hanno la taratura di effetti avversi e di reazioni a condizioni di stress e a farmaci

4. raccolta di dati pertinenti l’anamnesi familiare, quindi tutte quelle malattie che verosimilmente son iscritte nel nostro genoma e non si deve andare a scatenare.

Fase 2:

Colloquio

L’accurata narrazione dei fatti -tutti- che hanno contrassegnato il cammino dalla condizione di salute a quella di malattia e la descrizione della frequenza con cui il dolore si è presentato e del grado di disabilità che ha provocato.

La severità è un dato che si desume dalla disabilità e dai parametri che poi andremo a precisare che son pertinenti la ricerca nel settore – dolore-.

Fase 3:

Valutazione della resilienza

cioè di quanto si è, al momento, capaci di fronteggiare fisicamente/emotivamente la malattia.

Passo importante poiché tutte le malattie di cui ci interessiamo hanno un impatto tra elevato ed elevatissimo sulle performance socio-lavorative, quindi anche di studio-applicazione intellettuale–riuscita.

E’ questo un momento fondamentale poiché il tipo di soccorso deve esser portato adeguatamente anche per sostenere durante l’itinerario terapeutico, poiché un essere umano è un essere umano. E non ci sarà mai un modo eguale per tutti per una soluzione terapeutica, come non ci sarà, e lo abbiamo già intuito dalla necessaria raccolta dei documenti, nessuna storia uguale all’altra. Gli esseri umani non sono fotocopie, per fortuna.

Fase 4:

Diagnosi

A questo punto della visita possiamo dare una diagnosi di massima, ma mancano valori importanti e misurabili, poiché è falso che niente sia documentabile nella sofferenza di queste patologie:

1-     soglia al dolore anche allorquando si faccia ampio uso di analgesici e sedativi del  dolore

A  cosa serve:

serve a stabilire davvero quanto è il deficit di analgesia, cioè dei sistemi di difesa dal dolore: è come misurare dell’ immunità quando si voglia stabilire se c’è immunodeficit.

2-     Valutazione dell’allodinia per misurare quanto si sta affermando o sia già affermato il meccanismo di automantenimento del dolore, alla base della cronicizzazione.

Fase 5:

Terapia da seguire

Ecco a questo punto si definisce quanto e quale deve esser l’operato, ma si deve definire anche su quali vie del sistema nervoso centrale, si deve stabilire se vi sono ostative prodotte da uso di farmaci.

Si può farsi una visita da soli? NO.

Ci son troppe variabili, si può solo arrivare ad attribuire un nome abbastanza coerente per il  problema che si sta soffrendo, ma questo è lontano una galassia da sapere in che modo muoversi per ottenere il massimo esponendo al minimo il proprio corpo di esseri umani. Saper qualcosa di sé non è però un male, anzi è un gran bene perché permette di ascoltare correttamente il proprio corpo, di intraprendere le vie meno erronee; è semplice e non ci son strani equilibrismi interpretativi, ma questo è solo un piccola parte del lavoro, perché alla fine il tuo medico deve , è obbligato, a sapere tu chi sei, perché non sta curando un letto, ma una persona. Perché sta per prescrivere e la prescrizione cos’è: una possibile ,fondata, realistica  via d’uscita offerta a te, persona.

Basta dire da quanto si soffre, descrivere l’ubicazione del dolore

per dare la corretta terapia? NO.

Ad esempio: potresti essere già prossimo alla cronicizzazione e questo fa saltare tante regole che meglio si adattano alle forme episodiche, comunque non croniche.

Potresti aver predisposizioni genetiche che non consigliano d’andare a intervenire su sistemi che potrebbero rivelarsi profondamente precari: mai violare gli equilibri di natura, anche con terapie dette naturali.

Ricordiamoci che la nostra farmacopea deriva dall’erboristeria e taluni farmaci son solo trasposti chimici di molecole presenti in natura, si pensi alla “Digitale” tante volte somministrata alle persone con turbe del ritmo cardiaco.

Questo modo di procedere è tale per documentare scientificamente lo spessore della compromissione dei sistemi di difesa dal dolore, avere indici attendibili su tempi operativi, possibilità di evoluzione e risoluzione,  pianificazione, problem solving  per affrontare l’impatto col dolore e con i disagi che le condizioni patologiche ineluttabilmente determinano, perché il paziente non deve fare una strada da solo, ma deve percorrere un tratto chiaramente delineato insieme al terapeuta.

Compagni di un viaggio forse facile, forse impervio, che deve però portare alla massima qualità di vita, poiché è questo il bene più grande che possiamo ottenere:

vivere e vivere il meglio.