CANCRO
Dolore del Corpo, Dolore dell’Anima

E’ già da un tempo discretamente lungo che si sa quanto il dolore, che chiameremo Dolore del Corpo, svolga un’azione negativa per i pazienti oncologici.

Quindi, aver a cuore il dolore del corpo e dell’anima, non significa solo migliorare una qualità di vita,

ma anche la prospettiva di vita a chi vive:

- un “tradimento” del proprio corpo;

- una lesione dell’immagine dell’integrità corporea;

- un continuo confronto con quanto il proprio corpo sta “elaborando” a sua insaputa, quale nemico dichiarato, ma subdolo.

Inizieremo con dare ragguagli circa l’impatto del Dolore sulla condizione oncologica, quindi, ed in sintesi, sul

CANCRO E DOLORE – le variabili per la prospettiva di sopravvivenza in oncologia

 

DOLORE NEL CANCRO

Uno studio mette in luce come il dolore leda, in modo significativo, la sopravvivenza stessa. Già possiamo introdurre quindi il concetto che sopportare il dolore non solo è inutile, ma è anche lesivo, ampiamente lesivo. Lo studio inoltre dà informazioni pertinenti  l’interazione, talvolta non positiva, tra anti-neoplastici tradizionali e sistema nervoso periferico. In sintesi, si fa riferimento a neuropatie periferiche e neuropatie delle branche e nervi sensitivi.

In un altro studio si evidenzia come sia possibile cercare di frenare un dolore oncologico anche ove detto refrattario, quindi non responsivo o poco responsivo agli oppiacei e cortisonici somministrati per via orale o in via parenterale. Si dimostra qui come coloro cui viene somministrato un trattamento antalgico adeguato, anche se invasivo, possano avere  più lunga sopravvivenza.

In effetti il gruppo trattato registrava una sopravvivenza superiore al 50%, mentre, nei non trattati, la sopravvivenza scendeva intorno al 30%.

Smith TJ.  Randomized Clinical Trial of an Implantable Drug Delivery System Compared With Comprehensive Medical Management for Refractory Cancer Pain on Impact on Pain, Drug-Related Toxicity, and Survival Journal Clinical Oncology, 6, 2002

D’altra parte la rilevanza del dolore nell’evoluzione e nella prognosi della malattia cancro, sulla sopravvivenza, non è una novità di questi giorni, al contrario, è da lungo tempo provata come si vede da alcuni articoli. Ad esempio quelli pubblicati su Lancet e su Gastroenterology report, Nature reviews.

Spiegel D.Effect of psychosocial treatment on survival of patients with metastatic breast cancer. Lancet ,1989 14;2(8668):888-91.

FJ Vogelaar. Impact of anaesthetic technique on survival in colon cancer: a review of the literature- Gastroenterology report., 2012

Manyth  PW.  Cancer pain and its impact on diagnosis, survival and quality of life Nature Reviews Neuroscience 7, 797-809,  2006

In conclusione,  da tali studi di laboratori, risulta che il dolore stesso è un fattore che limita la sopravvivenza in organismi affetti da cancro.

 

DOMANDA – Qualsiasi analgesico va bene?

In realtà: No. Ad esempio, gli oppiacei, la morfina in primis, sembrano essere una pessima scelta nel trattare i  sintomi dei carcinomi della mammella ove è dimostrato che, se da una parte c’è soluzione del dolore, per un tempo però non lungo, vi è anche una spinta all’ulteriore sviluppo della massa tumorale incidendo negativamente sulla sopravvivenza. Questo effetto è stato connesso ad attivazione delle matzelle e alle variazioni di Sostanza P e questo provoca, al fine, anche una cronicizzazione del dolore stesso.

Brithish Journal of Anaesthesia   Morphine stimulates cancer progression and mast cell activationand impairs survival in transgenic mice with breast cancer

Pertanto l’analgesico non risulta da una prescrizione casuale basata solo sulla potenza analgesica del farmaco utilizzato per alleviare il dolore, ma deve tener conto di altre variabili onde non incrociare, ad esempio, un effetto di stimolo sull’espansione del cancro stesso.

 

DOLORE DELL’ANIMA NEL CANCRO

Usiamo questo termine per trattare della depressione nei pazienti oncologici.

E già nelle prime righe di questa pagina si definivano delle condizioni che, anche intuitivamente, erano moventi sufficienti a una depressione dell’umore, ed avevamo parlato di:

- “tradimento” del proprio corpo

- lesione  dell’immagine dell’integrità corporea

- continuo confronto con quanto il proprio corpo sta “elaborando” a sua insaputa, quale nemico dichiarato, ma subdolo.

La  domanda allora è: quanto incidono la Depressione o, ad ogni modo, i disturbi dell’umore sulla prognosi, sulla sopravvivenza dei soggetti oncologici?

Alcune meta-analisi,  in altre parole, disamine accurate di molti dati scientifici già rilevati in articoli sparsi, mette in luce quanto la condizione indotta da uno stato d’animo depresso sia connessa ad una maggiore mortalità.

Rimane da discutere, caso per caso, quale sia l’antidepressivo, ad ogni modo, la molecola, compatibile con le terapie in atto e con il carcinoma in progressione, stendendo anche ipotesi per una progettazione di terapie specifiche in soggetti affetti da carcinoma partendo da notazioni quale il coinvolgimento dell’asse HPA e quindi, ad esempio, la necessità di chiara rilevazione dell’andamento del cortisolo.

Pinquart M, Durbstein  PR. Depression and cancer mortality: a meta-analysis.

Satin JR Review: depression is associated  with increased cancer mortality . Evid Based Ment Health . 2010 May;13(2):41.

Spiegel D. Depression and cancer: mechanisms and disease progression Biological psychiatry 54 (3) : 269-282, 2003

Sembra esserci solo una la voce fuori dal coro che reclama la non certissima visibilità tra depressione e mortalità.

Garssen B. Letter to the Editor: depression linked  to cancer mortality not convincingly demostrated.  Psychol Med.Jun;41(6):1338-40, 2011