CEFALEA DALL’INFANZIA ALLA MENOPAUSA

CEFALEA DALL’ INFANZIA ALLA MENOPAUSA

Se Cambiamo in Meglio la Salute di un Ragazzo Cambiamo il Suo Destino.

Prima della Cefalee: I segni premonitori. Il più importante è costituito dall’eredità. E’ importante avere o non avere parenti che conoscano il mal di testa. Secondaria importanza, indice di alterato assetto neurovegetativo o di bassa soglia al dolore sono: i “dolori di crescita”, il vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, l’acetone, le cenestopatie – mal d’auto-, la vertigine parossistica benigna etc. La cascata d’eventi che ci porta fino all’età anziana e che andremo a descrivere potrebbe esser fermata qui.

° Abbiamo in effetti validato per prevenire tale cascata d’eventi e questo fin da un’età giovanissima. Tali osservazioni, durati oltre 20 anni per darci certezza di risultato, son stati condotti su oltre 500 ragazzi.

L’infanzia e la cefalea: La cefalea colpisce circa il 25% dei soggetti in età infantile. L’attacco nel bambino è spesso di breve durata. Intorno ai 30-50 minuti. Il bambino si estrania dai giochi più vivaci e si dedica a giochi da tavolo o guarda la televisione: è passivo e non attivo. Questa “astensione” parziale non è spesso valutata come attacco dai genitori, pur frequentemente essi stessi sofferenti, poiché non ha le stesse caratteristiche temporali. Frequente la sonnolenza, la svogliatezza concomitante gli attacchi e/o al rafforzare della frequenza. In più dell’ 80% dei casi la cefalea non farà “passi indietro”, in circa il 4% dei casi rapidamente diventa cronica, cioè gli attacchi, prima sporadici, divengono sempre più frequenti (circa il 50% dei giorni)
° E’ buona norma non sottoporre il bambino ad esami TAC o RX cranio salvo che non vi siano indicazioni neurologiche che ne indicano la necessaria esecuzione. Per contro possono esser eseguiti gli accertamenti di routine onde stabilire una terapia adeguata all’età

L’adolescenza e la cefalea: La cefalea nell’adolescente acquisisce i caratteri dell’ età adulta, quindi un attacco d’emicrania, ad esempio non è in nulla differente da quello di un adulto. Maggiore è la disabilità che la cefalea provoca poiché minore è la possibilità di recupero scolastico e sociale.

° A quest’età accanto alla frequente forma emicranica, alla cefalea di tipo tensivo, si evidenziano gli episodi di emicrania con aura e di cefalea a grappolo, che sono rari in età infantile. Da quest’età in poi osserveremo il distribuirsi delle forme secondo i sessi. La più frequente, e talvolta distruttiva, emicrania diventerà sempre più evidente nei soggetti di sesso femminile (rapporto finale = 2 a 1). La cefalea a grappolo si dimostrerà come appannaggio del sesso maschile.

° Monitoriamo periodicamente i parametri che indicano il diritto alla salute del bambini/del giovane. Dagli ultimi aggiornamenti pubblicati emerge
1-L’impennata drammatica della forma cronica nei giovanissimi
2-I disturbi del comportamento e dell’alimentazione nei ragazzi cefalalgici

Stress, disturbi dell’umore e cefalea. Come abbiamo messo in luce nella pagina di presentazione, sono già anni che si è evidenziato come le condizioni di “confronto” con lo stress utilizzano in gran parte le medesime vie neurochimiche che risultano utili per difendersi dal dolore. Ne risulta che durante lo stress si possono aver perfomances elevate per poi patire di un collasso di questo sistema che abbiamo visto avere una doppia faccia, al termine dello stress stesso.

Per quanto concerne ansia e depressioni queste condizioni si sono viste aggravare via via che la foma di cefalea diventava più severa e/o incalzante. Bisogna domandarsi quanto sia il peso nella vita quotidiana della disabilità da cefalea. Per questo si rimanda alle brevi storie “vere” di Cefalea e Mondo del Lavoro.

Il ciclo mestruale e gli attacchi cosiddetti catameniali: sono il problema di molte donne. La spiegazione di queste “tempeste dolorose” non è poi difficile. Infatti è provato, sia nella donna che nel roditore femmina che un brusco decalare dei livelli ormonali quale si registra in concomitanza col mestruo si associa a una netta diminuzione della soglia al dolore Se tale diminuzione avviene in soggetti già ereditariamente epigeneticamente predisposti è ovvio che si dà libero campo al dolore primario. In altri termini nel ciclo normale è già insita una fase di “facilitazione al dolore”. °Tale “facilitazione” può esser corretta da una terapia di profilassi adeguata. Siamo in assoluto accordo con i norvegesi che indicano come, dal momento che non vi sono differenze negli esiti di terapia di prevenzione ormonale e non ormonale , in genere si scelga la non ormonale poiché priva di effetti collaterali tromboembolici.

Il periodo di “ ricerca di una gravidanza”: Dal punto di vista dell’ utilizzo di qualsiasi farmaco è senza dubbio il periodo di più difficile gestione. Non si sa difatti quale sarà il momento del concepimento e la ricerca del concepimento può durare a lungo.
° E’ questo un periodo in cui , pure restando falso che non si possa usare alcun farmaco, rimane verità assoluta che le terapie di profilassi e quelle in acuto, cioè per il singolo attacco , vanno calibrate su due parametri fondamentali: l’esigenza assoluta di proteggere la struttura del nascituro da qualsiasi danno e la struttura dell’ organismo della madre. All’ interno di questi limiti restano ad ogni modo margini per terapie onde rarefare ed alleviare gli attacchi e portare sollievo al dolore che spesso poi scomparirà dopo il primo trimestre di gravidanza. Come ogni regola vi sono qui delle eccezioni rappresentate da donne che hanno sofferto per tutto il periodo gestazionale. Sono, per la verità la minoranza netta

La gravidanza: Corrisponde, in generale, ad un periodo di benessere: di estinzione degli attacchi. Non raro il riprendere della forma dolorosa brevissimo tempo dopo il parto.

L’allattamento: Non corrisponde , sia detto in senso generale ad un periodo di “evasione dal mal di testa. Per l’uso dei farmaci bisogna rilevare che dal latte materno il neonato assume i principi farmacologici circolanti.
°A tal punto va rilevato che il neonato non ha funzioni epatiche complete e che quindi, è esposto all’ uso dei farmaci materni in maniera indiscriminata

La menopausa: Età della speranza per molte emicraniche corrisponde ad un vero miglioramento nel 30% dei casi, nei rimanenti si può assistere anche a netto peggioramento. Età critica per tutte le emicraniche che abbiano più di 1 attacco al mese è ad ogni modo la perimenopausa. La connessione con i livelli ormonali non ha validi sostegni. In questo periodo della vita sarebbe opportuno non solo istituire adeguate cure per prevenire la recrudescenza della cefalea ma anche intraprendere uno stile di vita, incluse specifiche norme alimentari, al fine di meglio superare quest’età di “valico” .

° Per quanto concerne la TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) va detto che, da una parte, per noi estremamente rilevante , non ci son prove a favore dell’utilizzo di tale approccio per la terapia della cefalea. Va notato inoltre , d’altra parte, che articoli apparsi su “The Lancet”, su “ International Journal of Cancer” hanno aperto una seria discussione sui rischi dell’uso degli ormoni in questo periodo della vita. E’ ovvio che bisogna distinguere tra ormone ed ormone ed enucleare i casi che effettivamente abbisognano, per specifiche necessità, da inquadrare correttamente, di interventi di questo tipo